
Quasi la metà dei nostri prodotti da tavola, anche se "batte" ufficialmente bandiera tricolore proviene dall'estero; o è lavorata con materia prima che arriva da oltre confine. Dai paesi del Nord e dall'America latina. Dal cuore del vecchio continente e dall'Est europeo.
Non solo e non più i tarocchi "tradizionali", la passata di pomodoro cinese, la mortadella bovina, i finti San Marzano e Pachino, il Brunello rumeno, le mozzarelle lituane. Nella catena di smontaggio dell'italian food - per la gioia, forse, di chi in ogni angolo del mondo copia i nostri sapori e ci guarda come il paradiso dei buongustai - vengono immesse ogni giorno tonnellate di cibi di cui nessuno sospetterebbe. Troppo tradizionali. Troppo "italiani" per destare dubbi. Ma attraverso quali "porte" finiscono sulle nostre tavole i prodotti "ingannevoli"?
"È un problema grave, ma va affrontato con calma e se possibile con un po' di leggerezza - dice Oscar Farinetti, l'inventore di Eataly, il supermercato del gusto diventato una Mecca per tutti i buongustai, ultimo sbarco New York - Per fermarlo serve un lavoro di comunicazione. Senza esagerare nell'orgoglio dobbiamo affermare la nostra identità forte, l'originalità del prodotto. E comunque quando ti imitano vuol dire che funzioni."
(Repubblica.it - 03/09/2010)
Dal 1 luglio 2004 l’Unione Europea bandisce i prodotti americani che usurpano le denominazioni europee.
Parmigiano, Mozzarella, Champagne: tutti prodotti legati a tradizioni e culture specifiche, a un savoir faire connaturato alla storia di un territorio; tutti prodotti tipici di cui l’industria alimentare statunitense ha copiato i processi produttivi e che vende sul mercato sfruttandone il nome e causando miliardi di danni in mancati guadagni alle industrie europee.
E’ in atto una vera e propria guerra economica planetaria, con tanto di atti dimostrativi (come quando i doganieri tedeschi versarono nei tombini intere casse di “Champagne di California”). Sullo scacchiere: gli Stati Uniti, che vedono nella “denominazione tipica” un protezionismo da cancellare, e l’Europa che cerca nuovi alleati nella difesa del prodotto tipico.
OPERAZIONE TERRITORIO, inchiesta di Capapresse, ne svela i retroscena.
Dai vigneti dello Champagne alle risiere della Thailandia, passando per il Texas e la California, il reportage documenta le strategie europee per contrastare la produzione americana: lo scopo, creare un sistema mondiale di denominazioni controllate, di indicazioni geografiche destinate a salvaguardare la cultura e i modi di vita tradizionali.
Una vera e propria “Operazione Territorio” che mette in gioco “agenti di influenza europea” che partono in missione ai quattro angoli del pianeta per chiedere l’adesione dei governi che hanno territori da difendere. Dall’altra parte i produttori americani – all’avanguardia tecnologica e capaci di produrre su scala industriale quel che nei paesi d’origine resta spesso ancorato a pratiche ancora artigianali – e pronti a schierare legioni di avvocati pur di far valere le loro ragioni.